mercoledì 8 novembre 2017

Cinema e Sardegna Archeologica. Dov'è il problema?

Ieri sera hanno trasmesso per la milionesima volta il famoso film di Robin Hood con Morgan Freeman e Kevin Costner. Alla famosa scena con il ladruncolo ed i soldati con i cani al guinzaglio, girata presso l'albero di sicomoro sul Vallo di Adriano (dove sono stato con la mia compagna quando vivevo in Inghilterra) devo ammettere di essermi emozionato.

Il famoso "Sycamore Gap" un singolare albero di sicomoro cresciuto in un suggestivo passaggio del Vallo di Adriano (Inghilterra del Nord).


Freeman e Costner sul Vallo di Adriano, durante la realizzazioe del film.

Mi è venuto da pensare allora a cosa servano i film storici, a quale sia il loro scopo.
Forse i film (in particolare quelli con ambientazione storica) non raccontano forse le vicende di un dato territorio? Robin Hood è l'esempio principale: quanti di noi sono cresciuti sognando di andare prima o poi nella foresta di Sherwood o nella città di Nottingham? Quanti altri film sapreste elencare, dove vengono presentati posti fantastici, o monumenti di rara bellezza che voleste visitare almeno una volta nella vita? Fate il caso della serie televisiva Poldark, ambientata in Cornovaglia, la miniera presso cui sono state girate le varie scene del film non è assolutamente relazionata (in realtà) al personaggio, ma quando ho visitato di persona il sito, il monumento era preso d'assalto da persone che avevano visto la serie. Allora non è forse vero che i film in fondo servano anche a questo, a promuovere un territorio? Il "Sycamore Gap", come viene chiamato, è a decine di miglia da Sherwood e Nottingham, ma il regista l'ha voluto inserire comunque nel film, per l'eccezionalità dei luoghi e per la bellezza del paesaggio. Quando rivedo questa scena penso a registi meno famosi, ma certo non meno talentuosi che hanno fatto lo stesso in Sardegna, magari inserendo la bellissima Pedra Liana (Gairo) sullo sfondo.

"Nuraghes s'Arena" del regista Mauro Argoni. Sullo sfondo l'imponente monumento naturale Pedra Liana di Seui.

Ma allora a cosa è dovuta questa avversione che si osserva in Sardegna per fare cinema di qualità, magari storico, che leghi la bellezza dei luoghi con l'uso scenografico dei nostri beni archeologici (con la dovuta tutela che richiederebbe un uso simile)?
Ci siamo onestamente rotti le scatole dei soliti film su pastori e banditi, o su qualche autore sconosciuto che non ha letto quasi nessuno in Italia.
Continuamo (continuano!) a promuovere un'idea di Sardegna ancorata al passato, dove si ripetono sempre i soliti stereotipi ed i soliti cliché. Fate un film su Eleonora d'Arborea, decente, come quello mai uscito filmato almeno 10 anni fa. Fate un film sul periodo romano, cartaginese, nuragico (come il bellissimo Nuraghes - S'Arena). Sfruttate la bellezza dei nostri paesaggi e della nostra storia.
Perché fare cinema, a livello locale, è anche valorizzare le bellezze del territorio.
Pensate alle ricadute che ha avuto l'arcipelago Maltese, o l'Irlanda per l'uso di alcune località legate alla produzione del Trono di Spade (altra nota serie televisiva). Non si contano i pacchetti turistici per chi volesse visitare le location più note del telefilm. Sotto questo aspetto l'Irlanda la fa da padrona: ricordo ancora che un anno fa si facevano le selezioni a Dublino per le comparse di Vikings, e quest'anno uscirà il secondo film della trilogia di Guerre Stellari, anche questo girato per lo più sulle Isole Skellig, dove è localizzato un suggestivo monastero.

Ricostruzione di nuraghe polilobato in Nuraghes - S'Arena, di M. Aragoni. La ricostruzione è del bravissimo A. Fele (chapeau), mi domando se non sarebbe stato più bello vedere un monumento come il Santu Antine di Torralba, con le parti mancanti realizzate in CG. Probabilmente non è stato possibile! 

E allora perché tutti questi problemi per l'utilizzo dei nostri monumenti (non solo naturali) in serie tv, copertine di libri, film, corti e quant'altro?
Questo di certo non aiuta la promozione del nostro territorio. Anzi, spesso i soldi del cinema sardo finiscono altrove, o magari per l'ennesimo film di pastori e banditi, classici stereotipi. A quando un film storico girato in Sardegna​ come dio comanda?
Meditate gente, meditate!

Salludi!

venerdì 20 ottobre 2017

Una sintesi sul mercato delle giacche da Scherma Storica (HEMA).


Gli ultimi cinque anni di scherma storica, con la produzione della prima giacca “Axel Pettersson” da parte della nota casa produttrice “SPES”, hanno visto un continuo progresso nel campo delle protezioni per la scherma storica (HEMA).
Attualmente il mercato è conteso da quattro o cinque case di produzione: SPES, PbT, London Paul, Neyman Fencing, Gajardoni, e poche altre meno note (l'americana Absolute Force, ecc).
Ogni prodotto ha i suoi pregi e i suoi difetti, e pur esistendo giacche tutto sommato “buone”, siamo ancora lontani dal vedere sul mercato la “giacca perfetta”. Anzi, le migliorie apportate alle giacche Pettersson e PbT, nel tempo sembrano solo aver aumentato la quantità di protezioni sulla giacca, aumentando peso ed ingombro, invece che migliorare con nuovi materiali più leggeri e resistenti un design già vincente. Facciamo il caso della già citata giacca SPES modello Pettersson, un ottimo esempio per descrivere una serie di aspetti positivi e negativi.

Migliorata e perfezionata nei modelli “PRO” e “Hussar” la giacca, con un evidente richiamo alle giacche d'arme (giubba o zuppa d'arme, volgarmente detto “gambesson”) del 1400 d.C., con spalle rigonfie, ma avambracci aderenti. Il primo modello, rispetto all'originale ha avuto un miglioramento netto nella sua durabilità, con l'aggiunta di un piastrone di cuoio nero con velcro. La protezione alle braccia invece è stata perfezionata da spallacci, parabracci, gomitiere e cannoni per l'avambraccio realizzati in plastica. Quello che però sembrerebbe un ottimo prodotto, è stato scartato dagli acquirenti per una serie di motivi: costo eccessivo (300 €), poca mobilità per le braccia, peso e ingombro eccessivi per una giacca dedicata ad una disciplina detta appunto “scherma in camicia”. Senza contare il fatto che lo stesso “creatore” (in realtà il suo primo famosissimo tester) Axel Pettersson, non utilizza nella pratica torneistica il modello migliorato, ma sempre la sua versione “di base” (una preferenza personale dovuta alla mobilità o un semplice errore di sponsorizzazione?).
Inoltre l'ingresso sul mercato di una seconda giacca, quasi identica alla prima, la Hussar, non fa che confondere il compratore, che si trova per la stessa marca ben tre o quattro modelli diversi, e mai con tutti gli attributi in un solo modello. Abbiamo così una giacca molto mobile ed essenziale nel primo caso, una giacca ingombrante ma protettiva nel secondo, e una resistente alla perforazione (800N) nel terzo, ma con un prezzo spropositato e senza le migliorie essenziali del secondo modello (protezioni per le braccia in plastica). Vi è infine la versione “Gambesson”che risulta una costosa via di mezzo tra i primi due modelli.
I prodotti SPES sono essenzialmente delle giacche da scherma torneistica HEMA, ispirate a modelli rinascimentali. Hanno uno stile ed un eleganza notevoli, ma non possiedono in nessun caso il livello di protezione richiesto per tutelare la cassa toracica e i fianchi (costole e costole fluttuanti) dai colpi di una spada ad una mano o a due mani. L'unica cosa che separa lo schermidore dall'infortunio, è uno strato neanche troppo spesso di tessuto imbottito.
I modelli PbT invece presentano numerose protezioni plastiche incorporate nella giacca tramite tasche.
Il primo modello, essenziale, si chiude posteriormente, pur essendo più sicuro, usa un metodo di chiusura a zip, complesso ed ingestibile da soli. Meglio il modello SPES a chiusura laterale. Nel primo esempio PbT esisteva solo una protezione per il deltoide della spalla (simile a quelli morbidi da moto), introvabile in tutti gli altri prodotti elencati. Le maniche erano praticamente vuote, una soluzione utile per chi fa scherma con rapier o smallsword, pericolosa per spade ad una mano o a due mani, sciabole o simili. Protezioni per braccio e gomito vendute separatamente da altri concorrenti non proteggono tuttavia tra il gomito e la spalla. La giacca protegge lo schermidore con 5 piastre (2,1,2) inserite in tasche nella giacca, frontalmente e sui fianchi. Il tipo di materiale è tuttavia inadatto per il contatto con armi come spada a una o due mani, che non colpiscano solo di stoccata. Questo è un problema facilmente risolvibile con una lastra di polietilene estremamente sottile, dal costo di una decina di €, acquistabile in un negozio di bricolage. Questa soluzione risulta al tempo stesso leggera e utile a distribuire la forza da dissipare sulla protezione morbida fornita di base. Tuttavia, dopo la cospicua spesa per una giacca finita, questo non è ammissibile per l'acquirente.
Il modello successivo risulta implementato nella protezione del gomito e dell'avambraccio.
Sembra che tuttavia queste protezioni non si possano rimuovere, risultando un ingombro superfluo per alcune categorie di schermidori, praticanti di striscia (rapier), smallsword et cetera.
In generale, inoltre, la giacca è particolarmente brutta da vedere. Ingigantisce il bersaglio del corpo e presenta tutti i difetti del modello precedente, anche se l'imbottitura sui fianchi sembra aumentata da un paio di strati in più. Entrambi i modelli vestono sulla persona come degli scafandri rigidi, più simili ad un tubo che ad altro. Inoltre la giacca ha la pessima caratteristica di sollevarsi quando si sollevano le braccia (a causa delle spalle molto aderenti), scoprendo così i fianchi.

Ne risulta un quadro disastroso, in cui l'utente non ha idea di cosa scegliere, finendo per comprare più di un modello, adattandolo poi nel tempo a diversi usi, ma risultando comunque sempre inadeguato. Sarebbe invece richiesta una giacca che unisca tutti i pro ed elimini i contro.

Alcune indicazioni su cosa pensiamo sia necessario:

-Uno stile preciso.
Non è necessario che il riferimento sia medioevale o rinascimentale (ne è saturo il mercato). Sarebbe interessante qualcosa simile ai modelli 600eschi, come sta facendo la Neyman Fencing, o anche 800'eschi, come la Gajardoni, su modello delle giacche dei maestri di scherma e dei sabreurs.

-Un modello che sia modificabile (custom) dall'utente, permettendo di rimuovere le protezioni, sfilare persino le maniche per fare sparring estivi o con un clima più caldo (certo non per un torneo).

-Che il modello sia largo di spalle, evitando che si sollevi con le braccia.

-Che possieda una fascia posteriore per regolare quanto stringa sui fianchi la giacca, ed evitare che si muova.

-Che la giacca si chiuda di lato.

-Che la giacca abbia il risvolto per il collo, per evitare che le punte passino sotto la maschera.

-Che le maniche si infilino dentro i guanti.

-Anche questi richiederebbero un progetto a sé, in quanto spesso i diversi modelli non combaciano con le maniche e le protezioni di una giacca specifica (il mercato inoltre lamenta la mancanza di guanti da sciabola e la spada da lato 400esca).

-Che la giacca abbia un minimo di imbottitura per la schiena, in caso di proiezione a terra.

-Che il materiale impiegato (se non anti-perforazione) sia almeno traspirante.

-Che ne esista una versione da 800N.

-Che esistano delle protezioni aggiuntive per braccia e spalle, acquistabili anche separatamente ma studiate per fissarsi alla giacca, possibilmente senza stringhe o ganci sotto cui si infili la lama avversaria.

-Che queste protezioni siano adattabili al corpo, e che (se colpite) non facciano eccessivo rumore, tale da far sembrare che il più debole dei colpi sia invece dato con vigore (negativo per chi lo sferra e per chi lo subisce).

Spero che queste osservazioni siano utili per lo sviluppo di un nuovo modello, adatto alle esigenze dei praticanti di scherma storica.

In fede,
Alessandro Atzeni.

venerdì 13 ottobre 2017

HISTORIA: Storie di Sardegna TCS 13-10-2017



Il programma Historia parte oggi alle 21:30
Su TCS Canale 13 del digitale.

Oggi si parlerà di epoca nuragica.
Le ricostruzioni sono state curate dall'associazione Memoriae Milites!

La puntata sul medioevo a Borutta sarà venerdi 20!

La puntata del "Multiepoca" ad Iglesias sarà venerdi 27!

Programma condotto e diretto da Kevin Lai,
con interviste ad archeologi quali Mauro Perra, storici e specialisti del settore!
Non perdetela!

sabato 19 agosto 2017

Conferenza I GUERRIERI di MONT'E PRAMA - Porto Torres 26/08/17



Sabato 26 Agosto 2017, presso l'area archeologica della Necropoli Romana di Porto Torres (via Livio 53), sarà presentato il libro di Alessandro Atzeni "GHERRERIS: Dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama", una conferenza organizzata da PIETRINO SECHI della fondazione VIA LIBIO 53.
La serata si svolgerà in tal modo:

18:30
Visita al complesso monumentale, con le tombe ipogeiche ad Arcosolio di epoca Romana.

19:30 
Conferenza riguardo il libro di A. Atzeni, con esposte le scoperte più importanti: Il guantone armato dei "Gladiatori" di Mont'é Prama, ed altre interessanti ipotesi al riguardo.
Saranno inoltre presenti diversi manufatti ricostruiti, oltre ad un figurino di guerriero in scala 1:1.

20:30
Aperitivo finale.


Non mancate! 

giovedì 17 agosto 2017

Un'analisi e una nota critica sul termine Arti Marziali Storiche Europee (HEMA)




La scherma storica è quella branca delle HEMA, o Historical European Martial Arts (Arti Marziali Storiche Europee) che studia principalmente la componente armata di questo grande raggruppamento di arti marziali occidentali. Dico occidentali perché essa si contrappone a quelle di origine orientale, anche se il discorso non è così semplice (molto ci sarebbe parlare sull'influenza occidentale -Spagnola- nell'Escrima Filippina) ed il termine W.M.A. (Western Martial Arts) o arti marziali occidentali ormai è caduto in disuso per un più preciso H.E.M.A., visto che il termine aveva una connotazione geografica troppo incerta.
Come definire il termine "Ovest"? Come dargli una connotazione più stringente, relativa ad esempio alla storicità della disciplina? Con il termine HEMA, naturalmente! Ma questo termine, come il precedente, è solo una parola di comodo, un contenitore dentro cui possiamo mettere quello che più o meno ci piace. Ad esempio: la parola Historical include tutte le discipline storiche, ma potenzialmente esclude quelle più antiche, non supportate da trattati che ne decumentino interamente la struttura; è il caso del pugilatus romano e della gladiatura romana o del combattimento in formazione dell'esercito romano (per non fare accenni ad esempio alla più "recente" scherma vichinga). Sono considerabili HEMA? Aldilà che siano considerabili facenti parte delle HEMA o meno, relativamente a queste arti marziali esistono diverse persone che studiano queste discipline, e che tuttavia manco sanno cosa significhi questo acronimo. Forse è la parola European che la distingue? Non proprio. Che dire ad esempio dei trattati americani di sciabola e baionetta? O dei numerosi maestri di scherma Italiani che emigrarono nel nuovo mondo? O degli stili di combattimento autoctoni delle americhe, come il combattimento con scudo e spada in ossidiana dei guerrieri precolombiani, per non parlare del combattimento con il tomahawk dei guerrieri "indiani"? Anche questi sono considerabili facenti parte delle HEMA? Forse è il termine Martial Arts che allora definisce i contorni di questa disciplina? Arti Marziali, le Arti di Marte, il dio della guerra Romano. Quando cercai di spiegarne il significato al mio coinquilino Iraniano durante la mia permanenza in Inghilterra, questi mi guardò come se stessi parlando un linguaggio alieno. La sua conoscenza non andava oltre la sfera di pallone usata nel calcio, mentre io davo per scontato che tutti sapessero il significato di questa parola. In realtà anche tra i conoscitori della materia, specialmente i praticanti di arti marziali "orientali", il  termine viene associato senza alcuna remora al Kung-fu, al Karate o al Kendo (tanto per dirne alcuni). Questo senza pensare che il termine non è orientale, in quanto Marte è una divinità esclusivamente greco-romana (al massimo con qualche similitudine in altre popolazioni europee come i Germani, i Celti o gli Etruschi) associata più che allo sport o al combattimento disarmato, alla guerra e all'uso delle armi. Questa non ha nulla a che fare con l'accezione comune del termine arti marziali, che viene associata al dojo presso cui si studiano forme a vuoto, o alla palestra della federazione in cui svolgiamo tornei di questa o quella disciplina. Il termine originariamente non ha neanche a che fare con la meditazione o la filosofia guerriera di questo o di quel genere. Sono tutte costruzioni posteriori che hanno modificato negli ultimi 60 anni l'accezione del termine Arti Marziali.

Cosa esce digitando "Martial Arts" su google? A voi la risposta.

Come i soldati inglesi definivano "boxers" (non il cane, ma il pugilato) i rivoltosi cinesi dell'800 che praticavano il kung-fu, e che venivano interpretati con la cosa più simile a loro conosciuta (la boxe appunto) noi abbiamo utilizzato un termine occidentale per descrivere un insieme di stili di combattimento approdati in occidente in tempi tutto sommato recenti. Cosa indica quindi l'acronimo HEMA? Principalmente quegli stili di combattimento, ricostruibili partendo da trattati storici che documentino, nel complesso, un sistema di difesa armata e non sviluppatosi in Europa e nei paesi con forte tradizione Europea. Dico di difesa perché è nella difesa il primo principio della scherma, dal termine "schermare", "farsi schermo", "difendersi". Questo non significa che il termine escluda l'attacco. Indica unicamente (a differenza di quanto accade modernamente nella scherma olimpionica) che in antichità, al di fuori dell'ambito sportivo, cioè nel duello e nella guerra, era più importante difendersi dal colpo avversario prima di ferirlo a nostra volta, pena la morte di entrambi.

Bellissimo gesto atletico nella scherma moderna, suicidio e morte di entrambi, nella scherma storica.

In definitiva, non è il termine che definisce cosa sia HEMA o meno, visti i limiti palesi insiti nell'acronimo. Personalmente quello che definisce le HEMA, è chi le studia, secondo un metodo preciso, spesso basato sull'analisi di trattati simili documentabili in periodo storico. Chi non agisce secondo questo metodo, per suo disinteresse o per altre motivazioni, semplicemente non ha, molto probabilmente, intenzione di essere definito HEMA. Forse preferisce il termine "Archeologia Sperimentale", "Rievocazione" e via elencando, con tutti i"se" ed i "ma" relativi ai rispettivi significati di questi termini: e dunque così sia.

Spero che il mio punto di vista vi sia sembrato interessante.
Un cordiale saluto, Alessandro.

venerdì 4 agosto 2017

Pugilatori Nuragici, Corridori e Assaltatori? Tutto da rifare!


Diversi anni fa, mi ritrovai a discutere dell'ipotesi proposta dallo Studioso Pierluigi Montalbano riguardante il ruolo di "truppe d'assalto" o "corridori" proposto da questi per i guerrieri nuragici. L'idea era in sostanza una derivazione da lla tesi della Sandars sul ruolo dei mercenari appartenenti ai popoli del mare, nel ruolo di "corridori". Ovvero, questi guerrieri stranieri, armati di scudo leggero, poca armatura e un paio di lance corte, più la spada, avrebbero avuto il compito di contrastare i carri degli eserciti orientali. Disarcionando il guidatore del carro, o semplicemente raggiungendo il carro nel momento di maggiore staticità, questi avrebbero avuto il ruolo di "assaltare" il mezzo con le lance corte, per poi finirlo usando la spada. La tesi del Montalbano, rifacendosi a questa idea, vedeva i cosidetti "pugilatori" nuragici come dei possibili corridori. Al tempo come oggi, non ero d'accordo su diversi punti, esposti in seguito nel mio libro "Gherreris" (2016): già al tempo obbiettai all'autore che non esisteva alcuna prova che ricollegasse questi guerrieri, osservati in Sardegna, all'area orientale. Insomma la tesi era sicuramente suggestiva, ma in mancanza di prove non sostenibile. Nessuna raffigurazione in oriente di questi peculiari guerrieri armati di scudo a tegola e guantone, nessuna menzione di queste particolari figure nei geroglifici o in altre fonti del tempo. Insomma, personalmente l'idea non era semplicemente accettabile, rimanendo quindi confinata nell'ambito del possibile ma indimostrabile.


"Corridori" Sherden. Cosa avrebbero in comune con i "pugilatori" di Mont'é Prama ad eccesione del gonnellino a punta?

Presunto "corridore" tipo Monte Prama contro guerriero orientale, statuina di Beppe Cardone.


Recentemente ho notato una riproposizione di questa teoria da più parti. Alcuni si sono occupati di realizzare l'attrezzatura del "pugilatore", come lo scudo ed il guantone. Tutto molto bello, chiunque può sentirsi libero di replicare quello che vede realizzato nelle statue nuragiche. Infatti, personalmente, ho iniziato lo studio della ricostruzione marziale nuragica dal 2009, quando il gruppo Memoriae Milites fece una prima rievocazione nei locali del museo archeologico Nazionale di Cagliari, in seguito ripetuta nel tempo, tra cui anche una mostra in quel di Solanas con l'autore Montalbano. Mi dispiace chi professa di fare questo tipo di cose da 10, 20 anni prima del sottoscritto e del gruppo di cui sono membro, ma di queste persone al tempo non si vedeva manco l'ombra, e di certo non è nota alcuna partecipazione pubblica o privata in mostre o convegni. Quindi, con tutta la bontà che si può avere, iniziamo allora a mettere dei paletti...!

Ritornando al discorso, durante la ricostruzione dell'attrezzatura dei pugilatori e lo studio dell'arte marziale che se ne poteva dedurre, il mio testo "nel cassetto" iniziava a prendere forma. Come tutti i libri, il lavoro di pubblicazione è lungo e rallentato da una serie di necessità editoriali. Inutile ricordare che se pure il libro è stato edito nel dicembre 2016, il processo di editing è durato almeno un anno (ovvero da quando sono partito in inghilterra, nel novembre 2015), mentre la sua scrittura affonda le radici almeno (almeno) nei tre anni precedenti. E chi vorrà contestarlo potrà aprire in tribunale la bozza del libro con allegato il bollo postale inviato alla casa editrice, tanto per essere chiari.

Occorrerà ricordare a queste persone che cercano di inseguire fantomatici primati, che la ricerca si fa scrivendo (cioè pubblicando) su carta stampata. Video su youtube, conferenze fatte tra amici e post su facebook o su un blog non hanno nessun valore legale (altrimenti dovrei andare a ripescare le discussioni scritte sui forum di rievocazione storica e archeologia almeno nel 2005).
Ritornando sul discorso: mentre scrivevo i capitoli sul pugilato nuragico, delineando quale potesse essere lo stile di combattimento ed i colpi plausibili nei termini di una ricostruzione storica e e marziale (8 anni di rievocazione di combattimento militare e gladiatorio romano qualcosa lo hanno pur dato!), incappai in un'interessante scoperta. Non sto parlando dell'idea che i pugilatori combattessero in cerimonie sacre, in duelli rituali di pugilato (tutte idee già proposte anni prima da archeologi quali il Tronchetti o lo Zucca) o assomigliassero a delle specie di gladiatori (teoria mia, occorrerà specificare). Ma che questi guerrieri fossero armati di un pugnale gammato, ormai irriconoscibile per la sua fragilità, in quasi tutti i reperti conosciuti.
Laddove ricostruttori quali la Demontis (Il Popolo di Bronzo) o l'artigiano Carmine Piras (autore per la maggiore di ricostruzioni museali) avevano realizzato tirapugni e guantoni borchiati, io avevo proposto un'unica borchia sottostante al guantone, come si può osservare peraltro dai reperti: andate domani al museo archeologico nazionale di Cagliari e guardate con i vostri occhi!
Ma quale guantone da "pugilatore"? Quali "borchie"? I reperti mostrano chiaramente un unico spuntone sottostante.


Guantoni dei pugilatori, dotati di un'unica borchia con "guardia" ad "L" sottostante al guanto, quasi sicuramente un pugnale gammato spezzato! Da un mio articolo stampato sempre nel 2016.

Volete intenderlo come una borchia? Benissimo, è una vostra idea. Personalmente ho portato nella discussione abbastanza evidenze circa il fatto che:

-I "pugilatori" presentano segni di ferite da lama sul petto e sulle gambe!
-I "pugilatori" sono dotati di scudo, gli unici boxer ad averlo in tutta la storia umana!
-Gli uomini sepolti nella necropoli relazionata alle statue sono tutti giovani tra i 16 ed i 18 anni di età.
-Questi giovani erano nutriti secondo una dieta specifica.

Altro che "corridori" e "incursori" da seconda guerra mondiale, altro che pugilatori con guantoni che sfondano blocchetti o tavole di legno, altro che calci alti da Thai Boxe!

Stiamo parlando di combattimenti tra guerrieri armati di lama (pugnale gammato) dotati di scudo per difendersi da questo e sepolti nella stessa necropoli, guarda caso tutti morti in un età simile.
Se questo non è il quadro di una necropoli di guerrieri impegnati in cruenti giochi sacri, simili a quelli dei guerrieri che prima dei fasti imperiali combattevano presso le pire funerarie (bustuarii), beh non so cosa altro possa essere.

Buon proseguimento di serata!


Acquerello dell'artista Guido Nieddu, su indicazione dell'autore.


lunedì 10 luglio 2017

Chi sta dietro a "Sardinian Warrior"?



Sono nato nel 1986 a Cagliari, sin da piccolo ho provato interesse per la storia e le arti marziali. nonostante questo mio particolare desiderio ho praticato da bambino una serie di sport totalmente diversi rispetto ai miei reali desideri. Tennis, basket, nuoto, calcio. Diventato più indipendente, ho iniziato il mio percorso nelle Arti Marziali (A.M.), indirizzandomi verso quelle di origine orientale. Per un po' di tempo ho frequentato l'A.S.D. "Tempio Shaolin" (affiliato FIWUK) presso Quartu S. Elena, al tempo diretto dal Maestro Alessandro Marcialis. 
Attratto sin dall'inizio all'uso delle armi, ho cercato il percorso che mi potesse portare, nel minor tempo possibile a saper maneggiare un'arma bianca. Abbandonate le AM orientali per cercare qualcosa che fosse più aderente ai valori occidentali, dal 2005 ad oggi ho praticato, e continuo a praticare, scherma storica. Ho iniziato il mio percorso nella scherma medioevale con l'A.S.D. Memoriae Milites di Cagliari (ora associazione culturale), presso la quale ho svolto decine di rievocazioni storiche, conferenze, esposizioni, didattica al pubblico adulto (e non), durante le rievocazioni, o all'interno di istituti scolastici. Sono stato uno dei primi rievocatori in Sardegna, assieme ai miei compagni fraterni della Memoriae Milites, ad aver ricostruito e rievocato l'armamento dei guerrieri nuragici. Ho all'attivo diverse partecipazioni in tornei di scherma medioevale, in armatura e non (H.E.M.A.). Nel 2011 ho vinto il primo posto nella sezione scherma in camicia, la 6° edizione del "Torneo del Liofante", promosso dall'associazione. Mi sono classificato ai quarti di finale nel torneo in armatura "Ermete" di Carnasciale (Fi). Ho partecipato a diversi stage di scherma medioevale e di arti marziali. La mia passione per tutte le sfaccettature dell'arte della guerra occidentale mi ha spinto ad esplorare anche il campo dell'arceria. Ho praticato le basi arcieristiche del tiro olimpionico con gli Arcieri Nuragici di Cagliari. In seguito ho acquisito il titolo di istruttore base di tiro con l'arco dinamico nel 2001, promuovendo tornei durante le rievocazioni, insegnando al pubblico (bambini ed adulti) e durante diverse manifestazioni culturali e sportive (PALEOWORKINGUISP). Oltre all'arco ed alla scherma medioevale, nel 2015 ho iniziato a praticare escrima filippina presso l'Accademia Sherden di Datu Alessandro Fantini e Alagad Fabio Cinesu, con studio di olisi (bastone) singolo o doppio, olisi y baraw (bastone e coltello) ed espada y daga (spada e coltello), panantukan (pugilato filippino) ed elementi di Silat.
Dalla fine del 2015 ad oggi mi sono trasferito in Inghilterra, tra l'Oxfordshire ed il Berkshire, ed in questo lasso di tempo ho praticato scherma rinascimentale (spada e boccoliere, spada sola) presso la School of the Sword di Reading, e lo stile di Sir William Hope (smalsword, backsword) presso la Linacre School of Defence di Oxford. Durante la mia permanenza in Inghilterra ho inoltre avuto modo di conoscere esperti come Matt Easton (noto studioso di HEMA)e Neil Burridge (Maestro fusore di spade in bronzo), estrambi dei punti di riferimento in Gran Bretagna ed in Europa, nei loro rispettivi campi di studio.

Il mio approccio alle arti marziali storiche occidentali si basa principalmente sullo studio del manuale di "Fiore dei Liberi" (versione Pisani-Dossi, Getty, Morgan) e del successivo "De Arte Gladiatoria Dimicandiana" di Filippo Vadi, che nel tempo si è esteso allo studio della scherma rinascimentale (Achille Marozzo, ecc) e a quella settecentesca (Sir William Hope, George Silver). Oltre a queste discipline ho avuto modo di approcciare in vari stage anche la scherma tedesca, in particolare per l'uso della spada a due mani e del dussak (Meyer), la sciabola ottocentesca (Hutton) spada e boccoliere (I-33), ed infine il pugilato inglese (Mendoza) presso la già citata Linacre School of Defence di Oxfod.
Nel tempo ho capito che non si può avere una visione completa del funzionamento delle armi e del combattimento senza mettersi in gioco, provando diversi stili e discipline. Non è improbabile che in futuro quindi mi dedichi allo studio di nuovi sistemi.

Nel 2014 mi sono laureato in scienze naturali, con una tesi Antropologica dal titolo "Dal Combattimento alla Lesione: Ricerca di Indicatori in Reperti Scheletrici Umani di Età Nuragica". Nella ricerca ho potuto esaminare di persona i resti di svariati individui, sia di epoca nuragica e prenuragica, romana e medioevale. Determinandone il decesso e la modalità con cui avvenne. Nella tesi ho anche curato un approccio ricostruttivo alla scherma nuragica, un tipo di combattimento sicuramente esistito ma di cui non ci è rimasta alcuna fonte iconografica. Il mio studio sul combattimento dell'età del bronzo in Sardegna (portato anche in Inghilterra e presentato alla Newcastle University) è stato inoltre citato in numerosi altri studi archeologici, essendo decisamente innovativo nel panorama Italiano, per usare le parole dell'archeologa e professoressa Anna Depalmas: "pioneristico".
L'esperienza acquisita nella mia tesi di laurea, unita ad oltre un decennio di pratica schermistica, archeologia sperimentale e ricostruzione/rievocazione storica, è confluita nel libro "Gherreris: dai bronzetti alle statue di Mont'e Prama", stampato nel 2016 dalla Condaghes. Uno studio innovativo basato sull'analisi delle armi e delle armature dei bronzetti nuragici. Quattro sono i temi principali, le ipotesi innovative presentate in questo libro: la prima legata al combattimento degli arcieri, la seconda sull'uso di un pugnale da parte dei presunti “pugilatori” da Mont'e Prama, che secondo quest'ottica sarebbero inquadrabili invece come dei primitivi “gladiatori”, quella relativa a come sarebbero “scomparsi” i guerrieri nuragici, e l'ultima, la più importante, sulla reale identità delle figure nuragiche rappresentate: capi, guerrieri e offerenti. Impegnato da anni nel volontariato culturale, ho inoltre scoperto e denunciato nel 2013 una tomba ciclopica dell'età del bronzo (Tomba dei Giganti) non censita. Ho inoltre scritto negli anni due libri come coautore (La Luce del Toro -2011-, Gigantes de Pedras -2016-), più decine di articoli, scientifici e divulgativi, sulla storia e l'archeologia della Sardegna.

Infine, Come rievocatore e studioso di scherma storica, durante la mia esperienza sono venuto a contatto con tutta una serie di persone straordinarie che hanno contribuito ad accrescere la mia conoscenza in diversi campi. Si va dall'editoria alla pittura, ai documentari ed ai programmi culturali sul piccolo schermo. Nel 2015 sono comparso assieme ai compagni della Memoriae Milites come centurione sulla copertina di un romanzo storico di ambientazione romana, che tratta le vicende della Cohors II Sardorum, RAPIDUM di Vindice Lecis. Sempre nel 2015 ho partecipato, come comparsa e come consulente dell'Associazione Memoriae Milites per il periodo nuragico, in un documentario della Netz Natur del Dott. Naturalista e Biologo Andreas Moser per la Televisione Nazionale Svizzera di lingua tedesca SCHWEIZER RADIO UND FERNSEHEN. Nel 2015 ho inoltre posato per il primo ed il secondo quadro di un trittico sulla vita di S. Caterina (vestito come armato e come boia) realizzato dell'eccezionale Pittore Sardo Antonello Pintus. Il 19 Marzo del 2013 invece ho partecipato, assieme all'associazione Memoriae Milites, nel programma culturale in lingua Sarda "Mannigos de Atualidade, su T.C.S. Tele Costa Smeralda. Con il collega schermidore Andrea Garau ho inscenato un combattimento dal vivo (non simulato e non preparato) di scherma nuragica.

Nel mio tempo libero (come se me ne rimanesse!) seguo il mio blog recentemente anche il lingua inglese (alessandroatzeni.wordpress.com), sulla scherma, la rievocazione storica, l'archeologia sperimentale, nonché la storia e l'archeologia della Sardegna. Ho inoltre un canale di youtube su cui carico video sulle medesime tematiche https://www.youtube.com/channel/UCvO5r47rvjQhsmshrwjipaw . 

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